Trasferimento in Tunisia

Nel mese di aprile, dopo avere tanto atteso, ho finalmente avuto qualche giorno di tempo discreto per trasferire FFone in Tunisia. Finalmente in mare, finalmente a vela per qualcosa di più dei soliti bordi fuori dal porto.

Da Palermo a Favignana, in compagnia di Sergio, abbiamo fatto prima qualche miglio a motore, poi una lunga bolina fino all’arrivo con vento da SW fino a 20 nodi e tanti spruzzi. Sbarcato Sergio è salito a bordo Roberto col quale l’indomani mattina verso le 10 siamo partiti con destinazione Kelibia. Bella veleggiata prima con 10 nodi da SE poi 15 nodi da NW, e a mezzanotte ora italiana le 23 ora tunisina, abbiamo ormeggiato alla banchina della dogana. Espletate le formalità ed issata la bandiera di cortesia siamo andati a letto. La mattina successiva salpiamo con destinazione Hammamet. Fuori dal porto ci sono 15 nodi da NW che ci fanno ben sperare, ma dopo appena un paio di miglia il vento salta di 180 gradi a SE rinforzando e ci tocca un’altra lunga bolina. Arriviamo nel pomeriggio a Port Yasmine dove veniamo scortati dal gommone di assistenza all’ormeggio a noi destinato.

Efficenza, pulizia, gentilezza, tariffe eque (40 dinari al giorno) esempio di come dovrebbero essere i nostri marina. Qualche tempo fa ho letto su una rivista specializzata del settore una classifica mondiale dei marina, al primo posto ce n’era uno delle Bahamas, al quinto posto c’era proprio il marina di Hammamet!

Sosta di un giorno per permettere a Roberto di prendere l’aereo da Tunisi per rientrare in Italia, e poi di buon mattino partenza solitaria verso Monastir. Naturalmente altre 40 miglia di bolina con vento teso fino a 25 nodi da SE e poi arrivo al marina dove, assistito dal personale, ormeggio al molo più riparato del porto. L’indomani sbrigo le formalità con la capitaneria, la polizia, la dogana, e finalmente ho tutti i documenti necessari per la sosta prolungata.

Poi il ritorno a casa prima in treno fino a Tunisi poi in nave fino a Palermo.

Con FFone ci rivedremo a luglio per un giro completo della Tunisia.


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Diario di viaggio 2011 – Creta

Partito come previsto il 10 di giugno sono accompagnato per questa prima parte del viaggio da mio figlio Maurizio e da Roberto. Navighiamo a motore con rotta per Vulcano. Mare mosso da NW e pochissimo vento. Si balla ma è accettabile, arriviamo il tardo pomeriggio a Gelso ed ancoriamo in rada. Notte tranquilla e l’indomani salpiamo alla volta di Reggio Calabria spinti da un bel vento da NW che ci accompagna fino all’ingresso dello stretto di Messina. Poi motore fino al porto di Reggio. Ci accostiamo alla banchina carburanti e scopriamo che è chiusa. Abbiamo bisogno di fare gasolio e risolviamo con dei bidoni che riempiamo ad un distributore in città. Nel frattempo si guasta l’inverter che serve principalmente a ricaricare i telefonini e ne acquistiamo uno che poi si rivelerà un bidone. Si guasterà qualche tempo dopo rovinando anche il carica batterie e il mio telefonino. La Guardia Costiera ci invita a spostarci, lì non possiamo sostare, e dopo un giro nel porto cercando un posto dove l’onda non fosse troppo fastidiosa siamo costretti a entrare nel marina.
Finalmente fermi passiamo una notte tranquilla e l’indomani partiamo con destinazione Roccella Jonica. Navigazione tranquilla fino a capo Spartivento poi viene giù un NW di 25-30 nodi che boliniamo fino all’arrivo in porto. Il vento forte ha ragione sulle cuciture della fascia di protezione del fiocco che si strappa in più punti. La riparerà un gentilissimo velaio di un paese vicino dove l’indomani ci rechiamo con la vela sotto braccio. Sosta di due giorni con cene a base di pizza «al metro» specialità della pizzeria del porto e poi partenza alla volta di Argostoli nell’isola di Cefalonia. 32 ore per 200 miglia di navigazione tranquilla, con onda formata da N. Peschiamo anche un tonnetto alla traina che mangeremo dopo l’arrivo. La notte facciamo turni di due ore ciascuno e incrociamo solo due navi che passano però ad alcune miglia di distanza. Tra il radar, l’AIS e la guardia in coperta non ci facciamo sorprendere da incontri spiacevoli.

Arriviamo ad Argostoli nel pomeriggio e dopo avere fatto rifornimento di gasolio ormeggiamo di fianco alla lunga banchina subito prima che un forte temporale ci lavi tutto il sale dalla coperta. Trovo anche una scheda Vodafone prepagata per avere internet con la mia chiavetta a prezzi ragionevoli. Da sottolineare la presenza di due grosse tartarughe marine che nuotano tranquillamente sotto le barche. Nonostante la crisi economica greca noto un incremento dei prezzi solo nel carburante e nelle sigarette. Per quanto riguarda i conti dei ristoranti nulla è cambiato da due anni a questa parte. I prezzi per i turisti sono rimasti praticamente invariati.

La mattina dopo salpiamo alla volta di Zakinthos, ci fermiamo anche a fare il bagno, ed entriamo in porto nel pomeriggio. Cena a base di tonno e passeggiata per il paese.


Il giorno dopo partiamo con destinazione Katakolon, primo porto del Peloponneso, dove ci aspettano Ciro, Gabriella e la loro barca Walkabout. Con loro faremo alcune tappe insieme e avrò il loro preziosissimo aiuto in tutti quei porti dove ci rincontreremo.

Doverosa gita ad Olimpia a visitare il sito e poi accompagnamo Roberto al Bus che lo porterà all’aeroporto di Atene per rientrare in Italia. Partiamo alla volta di Pilos spinti da un bel vento e arrivando non troviamo posto al porto così ci ancoriamo nella parte nord della bellissima e molto protetta baia di Navarino. Notte stellata con concerto di rane! L’indomani doppiamo il primo capo e nel pomeriggio ci fermiamo al marina di Kalamata. Nel frattempo Maurizio sta male e in ospedale gli viene diagnosticata una mononucleosi con complicazioni epatiche che mi costringe a prendere la decisione di farlo rientrare in Italia. Col cuore pieno di tristezza lo accompagno ad Atene e lo imbarco sul primo volo in partenza. Guarirà fortunatamente nel giro di una settimana.
Il giorno dopo salpiamo per Porto Kaio, navigazione tranquilla, doppiamo capo Matapan e nel pomeriggio ancoriamo nella piccola rada davanti il paese. La sera comincia a piovere e resto in barca. Unica nota negativa riguarda internet, qui il segnale Vodafone non arriva. Sarà l’unico posto non coperto dal servizio. Al mattino dopo leviamo l’ancora e ci spostiamo ad Elafonisi, piccola isola subito prima del temuto capo Maleas, dove ancoriamo in una bellissima cala con acqua caraibica. Restiamo poco perchè il ponente solleva mare, giusto il tempo di fare un bagno, e ci spostiamo in un’altra cala meno bella ma più riparata. L’indomani ci spostiamo in direzione di Kithera e ormeggiamo al riparo del piccolo molo nel porto di Diakofti. Navigazione emozionante dato l’intenso traffico di navi alle quali tagliamo la rotta perpendicolarmente e arrivo con calma di vento. Sembra tutto tranquillo quando il vento da W comincia a rinforzare fino a 35 kn sollevando il mare all’interno del bacino. Siamo bloccati, non possiamo uscire in queste condizioni, l’unica cosa da fare è rinforzare l’ormeggio. Costruiamo una specie di ragnatela e veniamo rincuorati dalla guardia costiera che ci racconta di altre barche rimaste lì in condizioni ancora peggiori. Per nulla rassicurante, invece, la presenza di un relitto di barca a vela scaraventata sulla costa 20 metri dietro le nostre poppe. Fortunatamente l’ormeggio resiste e l’indomani mattina presto scappiamo a tutta velocità da questo porto/trappola. Io mi dirigo a Kapsali, a sud dell’isola, Ciro invece torna verso nord a Elafonisi. Ormeggio di fianco alla banchina e mi concedo una meritata giornata di riposo.
Nel pomeriggio mi raggiungono degli amici venuti dall’Italia che resteranno con me una ventina di giorni. Restiamo una settimana a gironzolare tra Kithera e Elafonisi, facendo una grande quantità di bagni e tornati a Kapsali aspettiamo, tra le tartarughe, il momento giusto per traversare il canale in direzione Creta. Partiamo con vento da W che ci fa fare una tranquilla navigazione. Sostiamo nella piccola insenatura del paesino di AntiKithera, purtroppo è troppo esposto e non mi fido a rimanere la notte, e poi ci dirigiamo verso il bellissimo ridosso di Gramvussa a Creta.


Complicato ingresso nella baia piena di scogli affioranti, e ancoraggio in 4 metri d’acqua proprio sotto il forte veneziano poco distante dal relitto di una nave. Il posto è un incanto, l’acqua cristallina, dall’altro lato della baia la laguna di Balos, a terra una costruzione abitata da un pescatore che ormeggia la sua barca ad un piccolo moletto. Il giorno dopo arrivano in massa i turisti con dei grossi barconi a visitare il forte. Riusciamo a finire la nostra visita subito prima del loro arrivo!

Ci spostiamo poi a Kissamos, brutto porto lontano dalla città, poi andiamo a Kolimvari dove restiamo tre giorni per la notte trascorrendo i giorni visitando le poche calette ridossate della zona. Affittiamo anche una macchina e andiamo a visitare la famosissima spiaggia di sabbia rosa a sud-ovest dell’isola. Il posto è bello ma c’è tantissima gente e soprattutto un forte vento che rende problematico anche camminare a piedi. Abbiamo fatto bene a non venirci in barca… Ci spostiamo poi a Hania dove incontriamo di nuovo Walkabout che ci assiste per l’ormeggio e trascorriamo una notte quasi insonne attraccati alla banchina di transito, ma non per il mare… la musica dei bar termina solo alle tre del mattino! Peccato, avremmo voluto rimanere più a lungo ma il pensiero di un’altra notte musicale ci invita a partire. Navighiamo tutto il giorno a motore sballottati da grandi onde che arrivano da nord. Qui non c’è vento ma più a nord soffia sempre forte e il mare arriva ben formato.
Volevamo andare a Souda ma troviamo una baietta splendida all’inizio del lungo golfo e ancoriamo davanti al paesino di Marathi. Ci fermeremo un paio di giorni godendo del bel mare e dei ristorantini sulla spiaggia. Siamo anche in compagnia degli aerei militari della NATO che decollano e atterrano senza sosta al vicino aeroporto di Hania ricordandoci della difficile situazione che sta vivendo la Libia. Poi salpiamo e facciamo una bella veleggiata fino a Rethimno dove ormeggiamo al marina con le tariffe più basse in assoluto mai trovate. Rimango lì qualche giorno, sbarcano gli amici, ne arrivano altri, faccio lunghe passeggiate in città e cene luculliane nei tanti ristoranti.
Poi si riprende la navigazione e dirigiamo per il golfo di Bali dove trascorriamo la notte all’ancora. L’indomani spinti da un bel vento da W che rinforza fino a 30 nodi facciamo un’entusiasmante veleggiata fino a Dhia, isoletta a poche miglia a nord di Iraklion. Trascorriamo due giorni nella tranquillità assoluta, non ci sono barche nonostante la vicina capitale. Poi altra navigazione verso Kersonisos. Ci fermiamo all’ancora, giro per il caotico paese pieno di turisti e notte tragica con la musica che risuona fino alle sei del mattino!


La mattina salpiamo e dirigiamo verso la laguna di spinalonga dove arriviamo nel primo pomeriggio. Ci fermiamo all’ancora in una bella caletta ma nel pomeriggio dobbiamo spostarci perchè il vento aumenta sensibilmente e l’ancoraggio diventa scomodo. Andiamo dall’altro lato della laguna di fronte al paesino di Elounda. Restiamo qualche giorno a gironzolare nell’ampio golfo di Agios Nikolaos favoriti dal bel tempo e poi, prima che ricominci a soffiare troppo forte, ormeggiamo al marina.

Partono gli amici, e la sera dopo vado in macchina ad Iraklion a prendere la mia compagna e degli altri amici che arrivano dall’Italia. Con loro restiamo al marina qualche altro giorno in attesa che il vento ritorni maneggevole e poi cominciamo a fare rotta verso est, da adesso contro il vento dominante. Torniamo a Elounda e rimaniamo bloccati lì tre giorni col vento che soffia giorno e notte a più di 30 nodi. Per fortuna il fondo di fango tiene bene e non abbiamo problemi a sostenere l’ancoraggio. Qualche problema lo abbiamo per fare col tender i 200 metri che ci separano dal moletto. Decidiamo poi di partire, il vento sembra essere diminuito, ma non appena doppiata la punta nord tornano i 30 nodi con mare formato. Tentiamo per circa un’ora di andare avanti ma siamo costretti a tornare indietro. Ci riproviamo l’indomani col vento a soli 25 nodi, naturalmente contro, e con due mani di terzaroli , il motore, facendo bordi, riusciamo ad arrivare in serata al protetto ancoraggio dell’isola di Dhia. Che bella sensazione, dopo una giornata di dura navigazione, trovare un ridosso solitario. La sera trascorre tra cena, musica, canti e bagno notturno, tutti vestiti, improvvisato da una parte dell’equipaggio.
L’indomani navighiamo verso il golfo di Bali dove ci fermiamo a fare il bagno. Purtroppo c’è una forte risacca e non potendo passare la notte lì decidiamo di fare ancora qualche miglio per fermarci nel marina di Rethimno. Ormeggiamo al pontile dei transiti e ci rifacciamo delle fatiche con un’abbondante cena e una bella dormita. La mattina ci svegliamo col vento che fischia tra le sartie, ci sono già 25 nodi ed è previsto ancora in sensibile aumento. Il gestore del marina ci intima di spostarci ad un ormeggio più all’interno e più protetto e così quattro barche si mollano quasi contemporaneamente per raggiungere l’altro pontile. Ovviamente, con quel vento, hanno tutti dei grossi problemi a fare la manovra. Ormeggio di prua per togliermi dagli impicci e poi passiamo il resto della mattina ad aiutare gli altri. Il vento continua a soffiare forte nei giorni successivi e il mare frange rumorosamente lungo la bella spiaggia e sui moli con gli spruzzi che entrano nel bacino portuale. Ovviamente non possiamo muoverci e trascorriamo qualche giorno andando in giro per l’isola con una macchina a nolo. Poi accompagnamo una parte dell’equipaggio al bus che li porterà in aeroporto e ritorniamo in barca confortati dalle previsioni meteo che preannunciano qualche giorno di bel tempo. Riusciamo così a trascorrere due giorni nella baia di Marathi dedicandoci ai bagni e al relax. Torniamo poi a Rethimno e accompagno la mia compagna in aeroporto.
Torno in barca e mi ritrovo da solo, e solo navigherò fino a Palermo. Intanto mi rincontro con Walkabout e decidiamo di navigare insieme fino a casa. La parte più difficile sarà lasciare Creta per raggiungere il Peloponneso. Il vento che qui è cessato quasi del tutto soffia sempre molto forte nel canale di Kithera. Aspetteremo 10 giorni che la situazione migliori, trascorrendo le giornate il completo relax… anche troppo! Organizziamo delle gustose cene alternativamente a bordo di FFone e Walkabout. Unica occupazione è quella di fare i piccoli lavoretti di manutenzione alla barca.
Finalmente le previsioni danno un periodo di relativa calma di vento e così partiamo alla volta di Gramvussa. Brutta navigazione con vento incostante e molto mare ma all’arrivo ci troviamo da soli nella bellissima baia ben ridossata. Bagno rigenerante, cena a bordo e poi a nanna. Partiremo prima dell’alba per arrivare a Porto Kaio prima che faccia buio. Complicata partenza ancora col buio cercando di evitare scogli e bassifondi. Prezioso l’aiuto del gps che, adeguatamente programmato il giorno precedente, mi fa uscire indenne, e poi navigazione senza storia, il mare nel frattempo era abbondantemente calato, fino a Porto Kaio dove ancoriamo in rada. L’indomani doppiamo capo Matapan con vento e mare contro e poi bella navigazione fino a Kalamata dove ci fermeremo un paio di giorni a riposare e a sistemare una piccola rottura ad un manicotto dell’impianto di raffreddamento del motore. Poi un’altra notte all’ancora nelle baia di Navarino, nel porto di Pilos ancora una volta non troviamo posto, e poi raggiungiamo il porto di Katakolon.


Qui incontriamo Paolo e Rachele, coppia italo-somala con una bella barca inglese di nome Starfire, con i quali decidiamo di fare gruppo per la navigazione verso l’Italia. Da Katakolon ci spostiamo ad Argostoli dove facciamo carburante e provviste prima di salpare e traversare lo Jonio.

Dopo qualche giorno le previsioni meteo sono favorevoli e così salpiamo alla volta di Roccella Jonica. Per sicurezza decidiamo di sentirci ogni ora via radio, io sono da solo e mi aspetta anche una notte di navigazione. La giornata trascorre tranquilla, il mare è calmo e si viaggia con vela e motore a 6 nodi. Per la notte mi sono organizzato con una sveglia che ha una suoneria incredibile e con l’AIS e il radar attivati con gli allarmi. Imposto la sveglia in modo da fare ogni ora 30 minuti di sonno e 30 di veglia. E’ la prima volta che navigo di notte da solo e non so se questo sistema funzioni, e con mio grande stupore … funziona! Riesco a dormire e soprattutto all’arrivo non sono particolarmente stanco e sono assolutamente lucido! A Roccella ci riposiamo un giorno e poi di nuovo in mare verso Reggio Calabria. Notte al marina e l’indomani ci salutiamo con Walkabout che andrà a Milazzo e poi a Palermo mentre FFone e Starfire andranno alle isole Eolie. Trascorriamo così qualche giorno tra Vulcano, Salina e Filicudi tra relax e bagni, poi Paolo e Rachele partono per Cagliari e io torno a Palermo fermandomi prima per una notte in rada a Cefalù.
1884 miglia di navigazione, tre mesi trascorsi a volte da solo a volte in compagnia, a volte in relax a volte in apprensione, ma soprattutto tre mesi vissuti intensamente in quel meraviglioso elemento sempre diverso e sempre affascinante … il Mare.

Album Fotografici

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Olimpia Festo Diketon

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Estate 2011 – Programma di viaggio

Finalmente si avvicina l’estate e con essa la voglia di tornare a veleggiare per il Mediterraneo. Voglia di Mare, di Sole, di Vela, di Vita libera e salubre.
Per l’estate 2011 abbiamo previsto (Io e FFone) di partire da Palermo intorno al 10 di giugno e di navigare attraverso lo stretto di Messina e lo Ionio per approdare a Zante. Da li ho intenzione di navigare verso il Peloponneso, doppiare i primi due capi e, passando dalle isole di Citera e Anticitera, raggiungere Creta.
Due settimane per raggiungerla, due mesi per girarla, e poi rientro previsto a Palermo per metà settembre.

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Pannello fotovoltaico

Quest’anno ho montato finalmente un pannello fotovoltaico sulla mia barca a vela FFone. Si tratta di un policristallino da 145 W che eroga quasi 8 A collegato ad un regolatore da 10 A che alimenta le due batterie dei servizi da 180 A. Ho realizzato la struttura di sostegno con tubi inox 316 del diametro di 25 mm. Dopo tutti i calcoli teorici sui consumi e quindi sul tipo di pannello da montare, ho verificato sul campo la scelta fatta. Il risultato è stato che dopo una settimana di frigo elettrico, radio, computer, luci, senza mai accendere il motore, non ho mai avuto problemi di abbassamento di tensione delle batterie! Spesa contenuta e autonomia elettrica, più di così!


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Estate 2010 – Cicladi

Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, a bordo di un Beneteau Oceanis 411 noleggiato, partiamo da Paros e facciamo un giro tra le isole Cicladi meridionali. Salpiamo da porto di Paroikia e navighiamo tra le isole di Paros e Antiparos attraverso lo stretto e basso passaggio, 4 metri di fondo massimo rilevato allo scandaglio, con molta cautela e con l’uomo a prua di vedetta. Ci fermiamo a fare il bagno nei pressi degli scogli a sud del canale e poi nel pomeriggio proseguiamo per il porticciolo nell’isola di Iraklia. E’ una serata magnifica, nel minuscolo porto c’è soltanto una barca, scendiamo a terra e ceniamo molto bene in una piccola taverna sul porto. L’indomani navighiamo verso Amorgos e nel pomeriggio attracchiamo al porto di Katapola dove resteremo un paio di giorni per risolvere un problema al frigorifero che funziona ma non raffredda. Fortunatamente arriva il tecnico che risolve il problema. Potremo avere bevande fresche alle quali avevamo temuto di dover rinunciare. Nel frattempo scopriamo un altro serio inconveniente che ci creerà notevoli disagi. La randa avvolgibile è bloccata dentro l’albero e non si riesce in nessun modo a tirarla fuori. Ci proveremo ogni giorno ma senza esito. Ciò condizionerà la navigazione perchè a vela potremo andare solo con venti portanti. Nel frattempo il famoso vento delle Cicladi comincia a farsi sentire, nei giorni precedenti infatti era stato tutto calmo, ora invece soffia dai 20 ai 30 nodi costantemente e noi siamo impossibilitati a veleggiare bene a causa della randa bloccata. Lasciamo Amorgos che nel frattempo abbiamo visitato all’interno con l’ausilio di una macchina a noleggio, e facciamo vela (tra fiocco e motore perchè il vento soffia da NW) verso la baia di Manganari a sud dell’isola di Ios. Ormeggiamo in rada e trascorriamo lì la notte. L’indomani dirigiamo verso il porto dove abbiamo appuntamento con una persona che dovrebbe risolvere il problema della randa. Troviamo posto in banchina, aiuto una coppia di americani che non riescono ad ormeggiare accanto a noi tanto che sono costretto a salire a bordo e fare io la manovra, e aspettiamo. Naturalmente questa persona non viene, ci sentiamo diverse volte per telefono ma c’è sempre una scusa che ritarda l’appuntamento. La sera andiamo su in paese molto frequentato da giovani soprattutto inglesi, e il giorno dopo dirigiamo di nuovo a Manganari. Siamo a 15 miglia da Santorini dove vorremmo andare ma ci sono delle difficoltà che ci impediscono di farlo. C’è vento forte da NW che ci aiuterebbe all’andata, ma al ritorno l’avremmo contro e senza randa risalirlo sarebbe problematico, poi a Santorini non c’è possibilità di ormeggiare o ancorare all’interno della caldera e quindi alla fine decidiamo di rinunciare. Trascorriamo la notte in rada e l’indomani salpiamo per Siknos. Il porto è molto piccolo e parzialmente insabbiato, è possibile solo accostare di fianco alla banchina ma due barche occupano tutto lo spazio disponibile. Ancoriamo così davanti l’ingresso del porto su 4 metri con fondo di sabbia e scendiamo a terra con il tender. Prendiamo il pullman che ci porta in alto dove c’è il paese e ceniamo lì. Al ritorno … sorpresa! … il vento è aumentato e l’ancora sta arando portando la barca verso il largo. Corsa affannosa con il tender per raggiungerla e fortunatamente una delle barche al molo se ne va così possiamo attraccare e passare una notte tranquilla. Abbiamo scoperto così un altro inconveniente della barca, la linea di ancoraggio composta da un’ancora cqr di una decina di chili e da 60 metri di catena da 6mm sembra essere insufficiente a trattenere la barca quando il vento rinforza. L’indomani salpiamo alla volta di Folegandros dove arriviamo nel pomeriggio. Ci fermiamo al porto dove c’è un po di risacca e trascorriamo una piacevole serata in paese. L’indomani giro per l’isola e poi si parte per Poliagos dove ancoriamo in una baietta deserta. Giornata di relax e notte in rada sotto un bellissimo cielo stellato. Il giorno dopo partiamo alla volta di Sifnos, ormeggiamo in una cala a sud dell’isola e trascorriamo una piacevole giornata. La sera andiamo a Vathi, un bel porto naturale nella costa ovest dell’isola, dove ancoriamo in rada. Sbarchiamo, ceniamo e riusciamo anche a vedere una partita dei mondiali. L’indomani torniamo nelle calette a sud dell’isola, ma abbiamo qualche problema a mantenere l’ancoraggio. Il vento soffia forte e l’ancora spesso ara. La sera ritorniamo a Vathi e vediamo anche un’altra partita. Il giorno dopo decidiamo di costeggiare l’isola verso nord e poi navigare verso NE per raggiungere Paros dove dovremo riconsegnare la barca. Ma appena doppiata la punta nord dell’isola veniamo investiti da 40 nodi di vento da nord e onda molto formata che ci impediscono di fare la rotta scelta (impossibile con fiocco e motore risalire vento e mare) e decidiamo di ritornare a ridossarci nella cala a sud. Bella navigazione in poppa e ancoraggio difficoltoso tentato in due posti differenti. L’ancora non tiene e così andiamo davanti ad una grande spiaggia dove ancoriamo su 4 metri di fondo di sabbia con tutta la catena fuori. Il ridosso non è molto buono, entra risacca e si balla, e per tutta la notte controlliamo l’ancoraggio che dobbiamo rifare almeno una volta. L’indomani dovremo ritornare a Paroikia e se continuerà questo vento non riusciremo ad andare. Decidiamo, dopo avere consultato le meteo anche grazie agli amici a casa che ci danno notizie precise da fonte internet, di partire all’alba prima che il vento rinforzi ulteriormente. Alle 6 salpiamo e troviamo solo 20 nodi di vento che non ci impediscono di rimontarlo in direzione Paros. Arriviamo al porto in mattinata e ormeggiamo al molo esterno sulla nostra ancora. Trascorriamo la giornata in paese controllando di tanto in tanto l’ancora perchè il vento nel frattempo va aumentando. L’indomani mattina arriva il proprietario della barca, tenta anche lui disperatamente di sbloccare la randa senza successo, sbarchiamo appena in tempo perchè l’ennesimo colpo di vento speda l’ancora e lui è costretto a mollare gli ormeggi ed allontanarsi dalla banchina divenuta ormai una specie di trappola. Poi il ritorno a casa con tre voli e tante corse per recuperare il bagaglio che devo reimbarcare ogni volta.


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