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Olimpiadi di Tokyo le prime scelte della Fiv

Le Olimpiadi di Tokyo si avvicinano (l'inizio è previsto il 23 luglio) e la Fiv comincia a svelare i nomi dei velisti azzurri che saranno presenti in Giappone. I primi tre equipaggi proposti al Coni, cui spetta l'ultima parola sulle convocazioni, sono quelli del 470 maschile, dell'Ilca 6 (l'ex Laser Radial) e del catamarano Nacra 17.

Per il 470, il doppio maschile, sono stati selezionali ai Giochi di Tokyo Giacomo Ferrari e Giulio Calabrò, entrambi romani e in squadra nella Marina Militare. Non c'erano molte alternative, perché in questi ultimi anni sono sempre stati loro a piazzarsi tra i primi nella flotta azzurra di questa classe (6° ai mondiali del 2017, 9° a quelli del 2018, e di nuovo 6° nel 2019).

Nell'Ilca 6 (il nuovo nome ufficiale assunto dell'ex Laser Radial dopo le lunghe battaglie legali che hanno contrapposto associazione di classe e  produttore delle barche) a scendere in gara nelle acque giapponesi sarà Silvia Zennaro. Per questa veneziana in forza nella squadra delle Fiamme Gialle sarà la seconda olimpiade, avendo già partecipato a Rio 2016. In questo quadriennio la velista ha conquistato un argento ai Giochi del Mediterraneo 2018 e si è classificata 8° all'Europeo 2017 e 9° in quello del 2019.

Più difficile è stata la scelta per il catamarano misto Nacra 17. In questa classe, infatti, l'Italia disponeva di due dei migliori equipaggi al mondo, che negli ultimi anni hanno fatto incetta di successi: Vittorio Bissaro con Maelle Frascari e Ruggero Tita con Caterina Banti. Si è deciso per quest'ultima coppia, che nel quadriennio pre-olimpico ha conquistato 3 titoli europei (2017, 2018, 2020), un mondiale (2018) e ottenuti molti altri ottimi piazzamenti. Un equipaggio sul quale la spedizione azzurra conta molto per salire sul gradino più alto del podio.
Entro marzo verrano resi noti anche i nomi delle altre classi qualificate: 470 femminile e windsurf RS:X maschile e femminile.

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Luna Rossa trionfa! Si va in Coppa America

1.45 e 0,56 minuti. Questi i distacchi con cui Luna Rossa ha lasciato dietro la scia l'equipaggio di Britannia, sbriciolando ogni speranza per il team di Ben Ainslie di recuperare terreno.
"Ben fatto per Luna Rossa e ben fatto per l'Italia – ha dichiarato lo skipper e team principal di Ineos Team Uk. È una bella opportunità per l'Italia tornare alla sfida di coppa America. Allora, congratulazioni al team a Jimmy e Checco e a tutti i ragazzi, hanno navigato brillantemente e meritano la Finale. Tanto di cappello”
 
Il team italiano accede così al 36° match dell’America’s Cup. Per Prada è la seconda volta dopo l'edizione del 2000 e come allora il defender è Emirates Team New Zeland. Stesso scenario stessi contendenti, ma questa volta Luna Rossa sembra davvero imperdibile.
 
Grande soddisfazione dello skipper Max Sirena che ha commentato: “Siamo super contenti, lo sono per Miuccia Prada e Patrizio Bertelli che hanno creduto in noi, lo sono per tutta l’Italia. Agli italiani voglio dire che sappiamo che stanno vivendo tempi duri e che siamo felici di rappresentarli qui in Nuova Zelanda e lo faremo al meglio delle nostre possibilità”. 
 
Grande entusiasmo anche di Francesco Bruni: “Prometto agli italiani – ha dichiarato – che faremo di tutto per vincere la Coppa America, i kiwi dovranno passare sopra di noi. Questo è un team fantastico e daremo tutto quello che serve per vincere”.
 
La 36° edizione dell’America’s Cup si svolge dal 6 al 15 marzo in uno dei cinque campi di gara tracciati nel Golfo di Hauraki, come per la Prada Cup. La scelta dipenderà dall’orientamento del vento, per il quale dopo le ultime modifiche al regolamento è previsto un range di minimo 6,5 nodi e un massimo di 21 nodi. Il match race si decide su 13 regate, vince il primo team che si aggiudica 7 vittorie. 
Sono previste 2 regate al giorno il 6, 7, 10, 12, 13, 14 e 15 marzo con eventuali 2 giorni di riserva se dovessero servire. Le gare si svolgono dalle ore 16 alle 18 ora locale (04.00-06.00 in Italia) e come per la Prada Cup sono trasmesse in diretta da Rai Sport e in differita su Rai Replay, e sul nuovo canale dedicato di Sky, Sky Sport America’s Cup, oltre che su Sky Sport Uno. Possono essere seguite anche sul sito ufficiale della Coppa America e sui canali Youtube e Facebook.
 
Forza Luna Rossa!

 

 

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Prada Cup: primo punto per Ineos Team UK

Un match che ha spezzato una routine ormai consolidata dall'inizio della Prada Cup, quello svoltosi sabato 20 febbraio nel Golfo di Hauraki. Dopo aver subito l'ennesima sconfitta per mano di Luna Rossa, oltre il traguardo con 1,20 minuti nel primo match, gli inglesi di Ineos Team Uk hanno potuto assaporare un momento di riscossa mettendo a segno il loro primo punto nella finale della Prada Cup. In un regime di vento tra gli 8 e 12 nodi il Team di Ben Ainslie ha gestito meglio la partenza del secondo match passando immediatamente in vantaggio e difendendo fino al traduardo la posizione. Al termine della prova gli inglesi sono arrivati oltre la linea d'arrivo con 14 secondi di vantaggio. 
 
Si passa quindi al 5 a 1.
Domenica 21 potrebbe essere la giornata decisiva per il team Prada a cui mancano solo due punti per essere promosso alla sfida di Coppa America. Incrociamo le dita.
 
 

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“30.000 miles to the finish” Cappelletti si racconta

È intitolato "30.000 miles to the finish" il lungometraggio, trasmesso in streaming dal 24 febbraio al 1° marzo sulla piattaforma Più Compagnia, che racconta l'avventura di Francesco Cappelletti alla Golden Globe Race 2018, regata in solitario intorno al mondo con barche e attrezzature simili a quelli utilizzati nella prima edizione del 1968.  Una riedizione in occasione del cinquantennale alla quale parteciparono 18 concorrenti tra i quali Cappelletti, unico italiano iscritto, a bordo dell'Endurance 35 "007". Tuttavia una serie di problemi con la preparazione della barca costrinsero il velista toscano a posticipare la partenza (il 21 luglio invece che l'1), un ritardo che lo relegò alla categoria “Chichester”, in gara ma escluso dal podio. La prova fu vinta poi dal francese Jean-Luc Van Den Heede al comando di "Matmut", mentre Francesco non andò oltre Salvator de Bahia (Brasile), il porto dove riparò in seguito a una lunga serie di problemi che lo portarono a ritirarsi dalla regata.

Nonostante l'esito, la partecipazione alla Golden Globe Race 2018 rimane per il 40enne di Montevarchi un'avventura positiva che merita di essere raccontata. Il docufilm girato dai registi Gia Marie Amella e Giuseppe Mangione, e con la voce narrante di Francesco, ricostruisce le vicissitudini che hanno portato alla scelta di partecipare a una prova così ardua, i dubbi tra la vita privata e il sogno di compiere il giro del mondo navigando nei mari più impervi del mondo. La storia di un uomo che fa di tutto per realizzare il suo obiettivo, nonostante le numerose difficoltà incontrate sia prima che durante il viaggio. Il film è anche uno straordinario documento, è infatti l'unica testimonianza tra i 18 concorrenti in gara, sui retroscena della preparare una regata così estrema.

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A.A.A vendesi “Gipsy Moth IV”

Sarà messo in vendita a breve il Gipsy Moth IV (16 m), lo storico ketch con il quale il navigatore inglese Francis Chichester effettuò il giro del mondo nel 1966-67 passando per i grandi capi meridionali del pianeta (Horn, Buona Speranza, Leeuwin) e avviando la saga delle navigazioni oceaniche in solitario. 
 
A collocarlo sul mercato è l’omonimo “trust” che ne ha curato fino a ora la gestione e la conservazione; la barca è diventata infatti troppo costosa da mantenere e le donazioni, molto ridotte dall’avvento del Covid, non bastano più a coprire le spese. Il trust amministra il celebre ketch da 10 anni e sono state oltre 1.700 le persone che in questi anni vi hanno potuto navigare prenotando on-line uscite giornaliere e anche navigazioni più lunghe. 
Gipsy Moth è stato una presenza costante anche al via di tante famose regate come la Fastnet Race, la Cowes Classic, la Ostar o la Golden Globe Race e partecipava regolarmente a raduni marittimi come i Festival di Brest, Douarnenez o Plymouth e ai saloni nautici inglesi.
 
Il ketch alla morte di Chichester fu donato alla città di Londra e ormeggiato a Greenwich accanto al Cutty Sark, dove però, trascurato, fini col marcire. Allora nel 2003 il periodico inglese di vela Yachting Monthly promosse una campagna per il suo restauro raccogliendo 500.000 sterline; una volta messa a posto, la barca intraprese un nuovo giro del mondo per scopi benefici, ma finì su un atollo in oceano Pacifico danneggiando la carena. Riparata di nuovo, tornò a Plymouth nel 2007 accolta trionfalmente e quindi affidata al trust.
 
 

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