Archivio della categoria Bolina news

Ventotene-Cartagine Miceli punta al record

Nuovo tentativo di record per Matteo Miceli. Lo skipper romano, recordman a bordo di un catamarano non abitabile di 6 metri sula rotta Canarie-Guadalupe e protagonista nel 2002 del giro del mondo in solitario e senza assistenza a bordo di ECO 40 (concluso con il naufragio in Oceano atalntico), si lancia i coppia con Mario Girelli, alla conquista del premio Wally assegnato a chi stabilisce il miglior tempo sulla rotta di 277 miglia dall'isola di Ventotene a Sidi Bou Said, in Tunisia. La partenza avverrà nella prima finestra meteorologica utile del mese di dicembre.
L'obiettivo dei due navigatori, che corrono a bordo del Class 40 Eco 40 (12 metri) è fermare le lancette del cronometro prima di 31 ore 40 minuti e 20 secondi, ovvero il tempo stabilito nel 2009 da Andrea Mura con l'open 50 (15.24 m) Vento di Sardegna. 
Il trofeo, inserito all'interno della regata Carthago Dilecta Est, organizzata dal Circolo Velico Ventotene, fu assegnato per la prima volta nel 2001 a Sandro Buzzi che con Junoplano (18 metri) tagliò il traguardo dopo 44 ore 18 minuti e 37 secondi. Nel 2006 il premio passò di mano a Francesco Manzoli che con il trimarano Cotonella (14 metri) impiegò 39 ore, 59 minuti e 40 secondi. 
 
 

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Trofeo Jules Verne doppio attacco al record

Si è aperta la caccia al record del Trofeo Jules Verne, il giro del mondo a vela più veloce, e sono in due a puntare l'obiettivo: i maxi trimarani Sodebo 3 e Gitana, entrambi della classe Ultim (35 metri) e con i foil. Il primo a salpare è stato Sodebo 3 al comando di Thomas Coville con 7 uomini di equipaggio. Il multiscafo ha tagliato la linea del via (immaginaria) situata tra l'isola francese di Ushant e Lizard Point a Sud Ovest dell'Inghilterra, alle 02,55 del 25 novembre.  Dopo circa mezzora a seguirlo è stato Gitana- Edmond de Rothschild,  con a bordo gli skipper Frank Cammas, Charles Caudrelier e altri 4 membri di equipaggio.

Per entrambi la partenza è stata molto veloce, agevolata da un vento da Nord Ovest di 18 nodi e onda di 3 metri. Sodebo ha tagliato la linea del via volando sui foil a 38 nodi, Gitana superando i 40. Tutti e due hanno davanti 21.760 miglia da percorrere, con l'obiettivo di migliorare il tempo di  40 giorni 23 ore e 30 minuti stabilito nel 2017 da Francis Joyon con il trimarano Idec  Sport. Sodebo dovrà quindi tornare prima delle ore 2,25 del 5 gennaio 2021 e Gitana al massimo dopo mezzora. Non è la prima volta che due barche salpano insieme per attaccaree questo trofeo. Nel 2015 lo fecero Idec Sport e Spindrift, ma nessuno dei due riuscì nell'impresa.

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Vendée Globe in Sud Atlantico e Thomson pronto a ripartire

Colpi di scena, avarie e un ritiro. Al sedicesimo giorno di regata il Vendée Globe ha confermato di essere un banco di prova terribile per skipper e barche, tant'è che in due settimane “l'Everest della vela” ha imposto la sua legge facendo saltare pronostici e strategie. La testa della flotta si trova nella parte centro meridionale dell'oceano Atlantico e prosegue con rotta Sud-Est per raggiungere Capo di Buona Speranza. Da qualche ora al comando si è portato il francese Charlie Dalin, a bordo di “Apivia”, seguito a poco più di 56 miglia dal connazionale Thomas Ruyant al timone di “LinkedOut”. Sorprende ancora in terza posizione Jean Le Cam, il veterano della flotta a bordo di “Yes, We Cam”, barca priva di foil, fa meglio di molti altri colleghi, che pur navigando su Imoca 60 di nuova generazione non riescono a tenere il suo passo. Il resto della flotta si trova diviso in due gruppi, il primo disteso lungo l'oceano, su un arco compreso tra le 400 e le 1.200 miglia di ritardo da Dalin, e il secondo ancora “impantanato” nelle calme equatoriali. Del primo gruppo fa parte anche Giancarlo Pedode, che con il suo “Prysmian Group” si trova attualmente in 13° posizione, con 720 miglia di ritardo dal primo ma ad appena 20 miglia dalla 12° posizione occupata da Danien Seguin su “Omia-WaterFamily”.

Questa prima parte di gara, come detto, ha fatto saltare più di un pronostico. Uno dei favoriti alla vittoria, Gérémie Beyou a bordo di “Charal” è infatti fuori dei giochi, dopo essere stato costretto a rientrare a Les Sables d'Olonne per effettuare riparare una serie di danni subiti dal suo scafo ad appena 48 ore dalla partenza, ripartito adesso si trova ultimo con oltre 3.000 miglia di distacco; ma procede di gran carriera. L'altro favorito, Alex Thomson, da qualche giorno è invece alle prese con la riparazione di alcune crepe alle strutture di rinforzo della prua del suo “Hugo Boss”. Lo skipper inglese, che all'Equatore era in testa e anche con un buon margine di vantaggio sul secondo, ha inevitabilmente iniziato a rallentare appena entrato nell'emisfero meridional dopo avere individuato il danno durante un'ispezione di routine. Fortunatamente a bordo aveva tutto il necessario per la riparazione e grazie al supporto del suo staff di ingegneri e progettisti ha potuto intervenire stratificando e rinforzando ed evitando di ritirarsi dalla gara. Dalle ultime notizie sembra che Thomson avrebbe almeno un'altra mezza giornata di lavoro prima di poter dichiarare definitivamente risolto il danno e tornare a premere nuovamente sull'acceleratore. Attualmente procede a 1,6 nodi in ottava posizione e con un ritardo di oltre 504 miglia da “Apivia”. Sicuramente è andata peggio al francese Nicolas Troussel che il 16 novembre si è dovuto ritirare a causa del disalberamento del suo "Corum L'Epargne".

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Addio Tross scomparso

Alla fine se n'è andato. È salito sulla sua barca senza randa, ed è partito per un lungo viaggio che purtroppo questa volta non potremo seguire. Ernesto Tross, navigatore, scrittore, artista, progettista, amico, si è spento la notte di giovedì 19 novembre al termine di una malattia che lo aveva colpito inaspettatamente pochi mesi fa. Aveva 88 anni. Solo qualche tempo prima si trovava a Roccella Ionica a bordo del Lim, la sua ultima creatura di 8 metri, a sperimentare con la curiosità di un novello Archimede le ultime trovate partorite dalla sua prolifica mente. Ideazioni che poi regolarmente veniva a illustrare alla redazione di Bolina. E le nostre periodiche chiacchierate vertevano su vari temi per poi deviare sempre su quello della sicurezza, obiettivo per lui primario, ma purtroppo, sosteneva, non perseguito da gran parte dei cantieri odierni orientati più che altro a dar sfoggio a inutili orpelli da banchina.
 
Le sue posizioni erano condivise da sostenitori sfegatati, ma anche osteggiate da molti detrattori che lo accusavano di progettare barche brutte, oggettivo che noi a Bolina abbiamo sempre trovato inappropriato, perché il bello è caduco, segue i canoni del tempo, "le mode" del momento, l'utile no. Era certo un estremista, come può definirsi chi crede ciecamente in qualcosa e si spende anima e corpo per perseguirla. Per Tross era inconcepibile che una barca non fosse prima di tutto inaffondabile e indistruttibile, obiettivi, diceva, che si possono ottenere facilmente cambiando paradigma nella progettazione e nei materiali. Utilizzando tenace lamiera di alluminio per lo scafo, evitando di installare passascafi al di sotto della linea di galleggiamento, scegliendo la deriva zavorrata mobile al posto della pinna imbullonata, evitando l'inox per il sartiame, prevedendo una scaletta strutturale sullo specchio (naturalmente chiuso) di poppa, etc.
 
Poi c'è stata la battaglia contro la randa, o meglio contro il boma, appendice causa di non pochi incidenti in mare che può essere eliminata variando il piano velico e prevedendo l'attrezzatura composta da soli fiocchi che Tross stava costantemente affinando.
Le sue teorie hanno periodicamente trovato spazio su Bolina, preso forma in numerosi libri, (l'ultimo Controcorrente, edito dalla nostra casa editrice) e trovato espressione nei suoi progetti più radicali, l'Orso Grigio nel 2001, l'Orso Bianco nel 2008 e il LIM nel 2018. Un sapere, il suo, che nasceva dall'esperienza maturata sul campo con migliaia di miglia percorse a bordo delle sue barche autocostruite in Mediterraneo, Mar Rosso, Oceano Indiano e Pacifico esplorando l’India, il Tibet, le Maldive, lo Sri Lanka e poi Malaysia, Thailandia, Laos, Cambogia, Indonesia, Sudamerica, Australia.
 
La sua vita intensa è stata ricostruita di recente da un gruppo di amici che in occasione del suo 85mo compleanno, gli ha dedicato una dettagliata pagina su Wikipedia.
A noi piace ricordarlo come voce fuori dal coro, l'ousider, l'eretico, l'estremista, ma anche il saggio Tross amareggiato per il destino di un pianeta aggredito dalla avidità umana.
"A Latina – ci scriveva in uno degli ultimi messaggi – il cantiere (Metalsud) ha avuto l’incarico per la costruzione di un nuovo Orso Bianco di 10 metri. In attesa che qualcuno si decida per la costruzione del 9 metri (Orso Grigio) che abbiamo completamente riprogettato. Tra le varie mie barche penso sia la più ragionevole. Staremo a vedere". 
 
Come tutti i visionari Tross è stato un anticipatore dei tempi. Se il futuro sarà migliore, e ci auguriamo che sia così, il suo prezioso contributo alla progettazione nautica sarà adeguatamente valorizzato. 
Buon viaggio Ernesto e che i venti di siano favorevoli.

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È scomparso Ernesto Tross

Alla fine se n'è andato. È salito sulla sua barca senza randa, ed è partito per un lungo viaggio che purtroppo questa volta non potremo seguire. Ernesto Tross, navigatore, scrittore, artista, progettista, amico, si è spento la notte di giovedì 19 novembre al termine di una malattia che lo aveva colpito inaspettatamente pochi mesi fa. Aveva 88 anni. Solo qualche tempo prima si trovava a Roccella Ionica a bordo del Lim (foto accanto), la sua ultima creatura di 8 metri, a sperimentare con la curiosità di un novello Archimede le ultime trovate partorite dalla sua prolifica mente. Ideazioni che poi regolarmente veniva a illustrare alla redazione di Bolina. E le nostre periodiche chiacchierate vertevano su vari temi per poi deviare sempre su quello della sicurezza, obiettivo per lui primario, ma purtroppo, sosteneva, non perseguito da gran parte dei cantieri odierni orientati più che altro a dar sfoggio a inutili orpelli da banchina.
 
Le sue posizioni erano condivise da sostenitori sfegatati, ma anche osteggiate da molti detrattori che lo accusavano di progettare barche brutte, aggettivo che noi a Bolina abbiamo sempre trovato inappropriato, perché il bello è caduco, segue i canoni del tempo, "le mode" del momento, l'utile no. Era certo un estremista, come può definirsi chi crede ciecamente in qualcosa e si spende anima e corpo per perseguirla. Per Tross era inconcepibile che una barca non fosse prima di tutto inaffondabile e indistruttibile, obiettivi, diceva, che si possono ottenere facilmente cambiando paradigma nella progettazione e nei materiali. Utilizzando tenace lamiera di alluminio per lo scafo, evitando di installare passascafi al di sotto della linea di galleggiamento, scegliendo la deriva zavorrata mobile al posto della pinna imbullonata, evitando l'inox per il sartiame, prevedendo una scaletta strutturale sullo specchio (naturalmente chiuso) di poppa, etc.
 
Poi c'è stata la battaglia contro la randa, o meglio contro il boma, appendice causa di non pochi incidenti in mare che può essere eliminata variando il piano velico e prevedendo l'attrezzatura composta da soli fiocchi che Tross stava costantemente affinando.
Le sue teorie hanno periodicamente trovato spazio su Bolina, preso forma in numerosi libri, (l'ultimo "Controcorrente", edito dalla nostra casa editrice) e trovato espressione nei suoi progetti più radicali, l'Orso Grigio nel 2001, l'Orso Bianco nel 2008 e il LIM nel 2018. Un sapere, il suo, che nasceva dall'esperienza maturata sul campo con migliaia di miglia percorse a bordo delle sue barche autocostruite in Mediterraneo, Mar Rosso, Oceano Indiano e Pacifico esplorando l’India, il Tibet, le Maldive, lo Sri Lanka e poi Malaysia, Thailandia, Laos, Cambogia, Indonesia, Sudamerica, Australia.
 
La sua vita intensa è stata ricostruita di recente da un gruppo di amici che in occasione del suo 85° compleanno, gli ha dedicato una dettagliata pagina su Wikipedia.
A noi piace ricordarlo come voce fuori dal coro, l'outsider, l'eretico, l'estremista, ma anche il saggio Tross amareggiato per il destino di un pianeta aggredito dalla avidità umana.
"A Latina – ci scriveva in uno degli ultimi messaggi – il cantiere (Metalsud) ha avuto l’incarico per la costruzione di un nuovo Orso Bianco di 10 metri. In attesa che qualcuno si decida per la costruzione del 9 metri (Orso Grigio) che abbiamo completamente riprogettato. Tra le varie mie barche penso sia la più ragionevole. Staremo a vedere". 
 
Come tutti i visionari Tross è stato un anticipatore dei tempi. Se il futuro sarà migliore, e ci auguriamo che sia così, il suo prezioso contributo alla progettazione nautica sarà adeguatamente valorizzato. 
Buon viaggio Ernesto e che i venti ti siano favorevoli.

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